Mercato biologico in Italia: 10,4 miliardi di €
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Donna sceglie prodotti biologici in barattolo da uno scaffale di supermercato

Mercato biologico in Italia: il valore raggiunge 10,4 miliardi di euro

Il mercato biologico in Italia sta vivendo una nuova fase di crescita, guidata da una domanda sempre più trasversale nel food contemporaneo. Il biologico intercetta il bisogno di benessere, la ricerca di ingredienti più riconoscibili e una crescente attenzione verso filiere trasparenti e prodotti di qualità.

Il consumatore oggi cerca soluzioni coerenti con uno stile di vita più consapevole. Vuole alimenti semplici da comprendere, credibili nel racconto, vicini alle nuove esigenze alimentari. Il biologico ha superato la fase del trend. La vera sfida ora è entrare stabilmente nelle abitudini di acquisto, come scelta quotidiana e accessibile.

Il mercato del biologico è in crescita ma ancora in via di sviluppo

Il biologico conferma una fase positiva, sostenuta da consumatori sempre più attenti alla qualità degli ingredienti, all’origine delle materie prime, alla trasparenza delle filiere e all’impatto delle proprie scelte alimentari.

In Italia, il mercato biologico ha raggiunto nel 2024 un valore complessivo di 10,4 miliardi di euro, considerando retail, ristorazione ed export. Le dinamiche più recenti confermano il rafforzamento del comparto: le vendite alimentari bio per consumi domestici hanno registrato una crescita del +6,2%, mentre nella GDO il biologico vale 3,5 miliardi di euro, con un incremento del +6,1% rispetto al 2024 e una quota pari al 64% del mercato domestico. Anche l’export conferma la forza del bio italiano, con 3,5 miliardi di euro di vendite all’estero e una crescita del +7%.

L’Italia è forte sul piano produttivo e gode di un’elevata reputazione all’estero, ma nella distribuzione moderna il biologico può ancora crescere in termini di profondità assortimentale, visibilità a scaffale e capacità di parlare a un pubblico più ampio. In molte categorie, infatti, l’offerta bio non ha ancora raggiunto una presenza proporzionata alla domanda emergente. Questo è particolarmente evidente nei segmenti più dinamici del mercato, come i prodotti ad alto contenuto proteico, le alternative vegetali, il free-from e le soluzioni funzionali. Proprio qui il biologico può esprimere un nuovo potenziale come valore aggiunto all’interno di bisogni alimentari già consolidati.

Il biologico nella GDO

La distribuzione moderna può giocare un ruolo decisivo, integrando il bio all’interno delle singole categorie merceologiche e non solo in spazi dedicati. Questo approccio permette un confronto più immediato con l’alternativa convenzionale e aiuta il consumatore a percepire il biologico come una scelta concreta, non come un’opzione distante o riservata a pochi.

Accessibilità, però, non significa solo prezzo. La marca del distributore può contribuire a rendere il bio più vicino al consumo quotidiano, ma il salto di qualità passa anche da assortimenti più chiari, packaging più contemporanei e una comunicazione meno tecnica. Il biologico deve riuscire a raccontare meglio il proprio valore, fatto di metodo, controllo, filiera, certificazione, oltre che di prodotto finale. È questa la differenza rispetto a molti claim oggi presenti a scaffale. Il bio è un sistema regolato e riconoscibile, che può rafforzare la fiducia del consumatore se comunicato in modo più diretto e comprensibile.

Allo stesso tempo, il bio deve diventare anche più desiderabile. Non basta più essere “corretto” o “certificato”: il prodotto biologico deve essere buono, moderno, ben presentato e capace di competere con le alternative convenzionali anche sul piano dell’esperienza d’acquisto. Qui il pack, il linguaggio visivo e la capacità di uscire dai codici più tradizionali del bio diventano leve decisive per rafforzare la percezione di valore e rendere il prodotto più competitivo a scaffale.

La visione di Atlante: portare il bio italiano oltre i confini

Per Atlante, il biologico rappresenta un segmento strategico, soprattutto nei mercati internazionali. Nel 2025 l’azienda ha realizzato 290 milioni di euro di fatturato, di cui circa 6 milioni riconducibili al biologico: una quota ancora selettiva, ma con prospettive di crescita interessanti, in particolare nell’export.

È proprio fuori dai confini nazionali che il biologico italiano mostra una delle sue maggiori opportunità. Come evidenzia Natasha Linhart, CEO, Founder e Direttrice Commerciale di Atlante, il biologico mostra tutta la sua forza, soprattutto quando si parla di specialità italiane. L’Italia gode infatti di un’ottima reputazione in questo ambito, ma la sfida è comunicarla con una grammatica più fresca e contemporanea, capace di parlare a un pubblico più ampio.

Questa visione si traduce anche nello sviluppo di nuove progettualità. In Germania, Atlante sta lavorando a una linea di prodotti italiani biologici con un brand dedicato e un’identità visiva più moderna: BIOVIA. Come sottolinea Linhart, “studiando lo scaffale tedesco abbiamo elaborato una proposta bio che punta a superare alcuni codici tradizionali del bio e ad avvicinare la categoria a nuovi consumatori.”

Pasta, legumi, pomodoro, pesti e sughi diventano strumenti per raccontare un’idea più attuale di qualità e consumo quotidiano. Per Atlante, la direzione è chiara: valorizzare il biologico come leva di innovazione, costruendo assortimenti capaci di unire accessibilità, qualità certificata e linguaggi più contemporanei.

Dati: GDOWeek, 15 marzo 2026 — gdoweek.it