13 Novembre 2025
Media & StampaDal Made in Italy al Vietnam: Atlante racconta la nuova frontiera del vino
Da mercato emergente a destinazione strategica: il Vietnam sta vivendo una rapida trasformazione del proprio panorama del vino, spinto da una classe media in crescita, dall’espansione di ristoranti, wine bar e hotellerie internazionale e da una maggiore curiosità verso lo stile di vita occidentale.
In questo contesto, il vino Made in Italy trova spazio accanto ai competitor globali, ma è chiamato a costruire posizionamento, cultura del prodotto e relazioni solide con il trade locale.
Nell’intervista rilasciata a Il Sole 24 Ore, la CEO di Atlante, Natasha Linhart, approfondisce numeri, trend e sfide di questo mercato in evoluzione, evidenziando il potenziale del Vietnam per il vino italiano. In questa prospettiva, Atlante guarda al Paese come a un’opportunità particolarmente promettente: grazie alla distribuzione di una selezione di vini firmati Alessandro Berselli (Vini d’Italia), l’azienda propone a importatori e consumatori un ventaglio di etichette che unisce territori, vitigni e stili diversi, mantenendo al centro l’eccellenza e l’autenticità della tradizione enologica italiana.
Vietnam nuova frontiera per il vino Made in Italy
L’intervento di Natasha Linhart su Il Sole 24 ore
di Michela Cappellini Il Sole 24 ore, 13 novembre 2025 | Articolo Online
L’etichetta deve essere sfarzosa, importante, meglio ancora se con i colori dell’oro. Perché una bottiglia di vino, ad Hanoi, è soprattutto un regalo, un oggetto da sfoggiare ed esibire con orgoglio: si fa appello agli amici e ai conoscenti. E ha dispetto del caldo tropicale che impensierisce la tenuta del prodotto, i vini più amati sono, a grandi linee, i rossi: meglio se corposi, intensi e fittamente speziati. I consumatori preferiscono il Primitivo, ma non si disdegnano neppure Aglianico e Syrah, amano il Nero d’Avola e chiedono il vino in quantità crescenti.
«Negli ultimi due secondi — afferma Natasha Linhart, Ceo di Atlante, distributore italiano di vini italiani — il mercato è cresciuto del 60%. E la crescita è destinata a proseguire: nel primo semestre del 2024 ci si avvicina a un +25%. Il Canada, ad esempio, per dare un termine di paragone, cresce del 15%. In Vietnam le opportunità sono enormi».
Il vino italiano, insomma, piace: e piace il made in Italy in generale. «E non si paga dazio — rileva ancora la Ceo — Vietnam è tra i Paesi asiatici che hanno il più esteso accordo di libero scambio firmato con la Ue, non si pagano dazi, né esistono quote contingentate come quelle previste dal Canada. In Vietnam, poi, la cultura del bere è già radicata da anni, un retaggio della colonizzazione francese».
Secondo VitisCC, le vendite di vino sul mercato vietnamita registreranno una crescita media di circa l’11% all’anno fino al 2030. E uno scontrino medio al dettaglio che oscilla, attualmente, tra i 7,5 e i 15 euro a bottiglia.
Il consumatore locale ha un’età compresa nella fascia tra i 15 e i 65 anni, non manca disponibilità economica. Dal punto di vista del mercato, certo, Cina e India sono i due sbocchi principali per l’export di vini italiani nel continente asiatico. Ma Hanoi si attesta comunque al quarto posto per impatto.
Il consumatore vietnamita sta cambiando gusti, approfondendosi sempre più nella ricerca di prodotti di qualità: il settore si sta rapidamente evolvendo, nel Paese l’interesse per i vini di fascia alta sta crescendo soprattutto nelle grandi città — Hanoi appunto, e Ho Chi Minh City —, mentre per i prodotti meno pregiati c’è forte competizione da parte di Cile, Argentina e Sud Africa.
Il mercato vietnamita è particolarmente adatto alla fascia media e medio-alta: rientrano infatti in media — dice la Ceo di Atlante — i consumatori spendono tra i 15 e i 21 euro a bottiglia. Che però nelle grandi città, potrebbe anche risalire fino a 50 euro.
La crescita del mercato, l’ampiezza delle opportunità disponibili per i vini italiani e la ridotta incidenza di barriere commerciali facilitano l’aumento delle importazioni e agevolano il posizionamento dei produttori italiani.
«I nostri vini — afferma ancora Linhart — fanno leva sulla reputazione del Paese: i prodotti italiani sono percepiti come affidabili, di qualità, sicuri e sostenibili».
I dati confermano il trend: tra gli spiriti alcolici più importati in Vietnam prevalgono brandy e whisky, mentre il vino è in crescita costante.
Il vino italiano piace, ma — racconta la Ceo — la domanda non riguarda mica tutto ciò che si produce in Italia. «I rossi strutturati piacciono parecchio, i bianchi meno, anche se il Prosecco rimane stabile e ben posizionato. Il mercato è in movimento, ma è ancora da costruire: un aspetto che può favorire le aziende italiane, se queste sapranno adattarsi alle esigenze locali.»
I consumatori vietnamiti — conclude Linhart — sono molto attenti alla presentazione del prodotto: «Le etichette fanno una grande differenza: vogliono design ricercati, bottiglie di impatto. E naturalmente, al di là del prodotto in generale, la nostra cultura nazionale.»