7 Settembre 2026
Food FraudFood Fraud: Focus Prodotti ready-to-eat
L’Osservatorio Food Fraud di Atlante pone l’attenzione sui rischi connessi a prodotti e categorie. L’obiettivo? Diffondere consapevolezza e garantire alle imprese di poter lavorare con maggior responsabilità
Contesto
Negli ultimi anni, il segmento dei prodotti Ready-to-Eat (RTE) e dei piatti pronti ha registrato una crescita straordinaria nei canali della GDO a causa della spinta da stili di vita frenetici e mancanza di tempo da dedicare in cucina, dalla ricerca di convenienza e dal boom delle alternative plant-based e vegetariane. Dietro questa crescita si nasconde però una maggiore esposizione alle frodi alimentari. La complessità delle ricette, il numero elevato di ingredienti e le filiere di approvvigionamento internazionali rendono infatti questi prodotti particolarmente vulnerabili a pratiche fraudolente finalizzate al profitto economico. Per la GDO, che agisce come garante finale nei confronti del consumatore e spesso firma questi prodotti con il proprio marchio del distributore, comprendere e mitigare il rischio di frode in questa categoria è diventato un imperativo non più solo etico e legale, ma soprattutto reputazionale, perché un singolo caso può compromettere la reputazione dell’insegna, determinare richiami di prodotto, generare contenziosi e ridurre la fiducia dei consumatori.
La vulnerabilità di un alimento alle frodi è direttamente proporzionale al suo livello di trasformazione e alla complessità della sua filiera. I prodotti Ready-to-Eat rappresentano la tempesta perfetta per tre motivi principali:
La perdita dell’identità visiva della materia prima
Una volta che gli ingredienti sono sminuzzati, frullati, cotti o emulsionati (come nel caso di sughi, pesti, salse o ripieni di paste fresche), diventa visivamente impossibile distinguere un ingrediente pregiato da uno scadente o fraudolento.
Filiere multi-ingrediente e globalizzate
Un singolo piatto pronto può contenere decine di ingredienti (olii, spezie, proteine isolate, additivi, derivati del latte, verdure) provenienti da intermediari geograficamente distanti, frammentando la tracciabilità.
Pressioni sui costi di produzione
L’elevato costo dei servizi energetici, della logistica refrigerata e delle materie prime spinge alcuni attori della filiera a cercare scorciatoie economiche per mantenere competitivi i prezzi di vendita della GDO.
Frodi
Tra le principali tipologie di frode che possono interessare i prodotti Ready-to-Eat figurano:
- sostituzione di ingredienti ad alto valore con alternative meno costose, come l’impiego di semi di girasole o anacardi in sostituzione dei pinoli nel pesto;
- utilizzo di oli vegetali di qualità inferiore al posto dell’olio extravergine di oliva;
- dichiarazioni ingannevoli sull’origine delle materie prime o sull’italianità del prodotto;
- utilizzo improprio di certificazioni come biologico, DOP, IGP o di claim legati alla sostenibilità;
- alterazione della documentazione tecnica, dei certificati di analisi o delle certificazioni di filiera.
Come può un retailer proteggersi e proteggere i suoi consumatori da minacce così sofisticate che avvengono a monte della filiera? La risposta risiede nel passaggio da un approccio puramente analitico (reattivo) a un sistema di gestione integrato e preventivo.
La prima linea di difesa per la GDO è l’imposizione di standard tecnici riconosciuti dal GFSI (Global Food Safety Initiative). Richiedere che i produttori di piatti pronti siano certificati BRCGS Food Safety o IFS Food garantisce che lo stabilimento implementi già al suo interno un piano di mitigazione delle frodi alimentari. Per i distributori e gli intermediari che non manipolano direttamente il prodotto, gli standard BRCGS Agents and Brokers e IFS Broker assicurano la continuità della catena di custodia e la trasparenza sull’effettivo produttore finale del lotto.
I retailer e i loro partner devono condurre una rigorosa valutazione della vulnerabilità alle frodi (VACCP), analizzando periodicamente fattori come:
- Storico del fornitore: monitoraggio continuo delle performance analitiche, dei reclami e delle notifiche RASFF.
- Complessità della supply chain: più intermediari ci sono tra il campo e il piatto pronto, maggiore deve essere la frequenza di audit e verifiche di tracciabilità.
- Fattori geopolitici ed economici: un cattivo raccolto o un rincaro improvviso di una materia prima deve far scattare immediatamente un “alert” di vulnerabilità nei prodotti dove vengono usati maggiormente.
Inoltre, gli accordi di fornitura per i prodotti Ready-to-Eat a marchio del distributore devono contenere capitolati tecnici estremamente dettagliati e contratti di fornitura blindati.
Il controllo visivo e i test chimici di routine non bastano più per smascherare i truffatori moderni. La GDO deve supportare i propri piani di audit a rotazione con tecniche analitiche avanzate come:
- Next Generation Sequencing (NGS) e PCR: per l’identificazione botanica e animale nei piatti pronti multi-ingrediente e nelle alternative veg (es. escludere la presenza di carne in un burger vegetale o verificare le specie di pesce in un sugo pronto di mare).
- Analisi degli isotopi stabili (IRMS): per verificare l’origine geografica dichiarata di ingredienti ad alto valore aggiunto (es. pomodoro italiano, olio EVO, formaggi DOP).
- Spettroscopia NMR: per creare “impronte digitali” complesse degli alimenti liquidi o semiliquidi e identificare tagli o diluizioni con sostanze estranee.
Nel dinamico comparto dei prodotti Ready-to-Eat, la sicurezza e l’autenticità alimentare non possono più essere relegate a semplici adempimenti burocratici o passaggi tecnici di routine. Esse rappresentano, a tutti gli effetti, i pilastri portanti su cui poggia il valore economico e reputazionale della Marca del Distributore. Una singola frode accertata su una referenza ad alto tasso di servizio può infatti distruggere istantaneamente la fiducia che il consumatore ripone nell’intera insegna, vanificando anni di costosi investimenti sul brand.
Per la GDO, lo “scudo” contro le frodi alimentari non deve quindi essere vissuto come un mero costo operativo o un rallentamento dei flussi commerciali, bensì come una straordinaria opportunità di differenziazione strategica. Sviluppare capitolati rigorosi, investire in piani analitici e stringere partnership di lungo termine con co-packer certificati significa fare un salto culturale: passare dalla semplice gestione del rischio alla creazione attiva di valore. I retailer che sapranno posizionarsi come rigidi e autorevoli “guardiani della filiera” otterranno un vantaggio competitivo inestimabile. Non si limiteranno a proteggere i propri margini dai costi diretti e indiretti di un richiamo di prodotto, ma consolideranno un legame di fiducia indissolubile con un consumatore moderno che, oggi più che mai, cerca la massima trasparenza direttamente nel carrello della spesa.
Atlante contro le frodi alimentari: un impegno che parte dalla filiera
La frode alimentare è un rischio reale, sistemico e spesso sottovalutato. Per questo nel 2023 Atlante ha dato vita al programma di Food Fraud Risk Assessment — un percorso strutturato per identificare, analizzare e prevenire i rischi legati all’adulterazione e alla contraffazione lungo tutta la filiera, coordinato da Enrico Santi, Quality Assurance Manager.
Da questa competenza nasce la collaborazione con GDO Week: una rubrica curata dal team Qualità di Atlante, con approfondimenti su singole categorie merceologiche — dai fattori di rischio ai metodi di rilevamento, fino alle strategie di mitigazione.
Un contributo concreto al settore, rivolto alle catene della distribuzione, ai buyer e a tutti i partner che condividono la stessa responsabilità: garantire che ciò che arriva sullo scaffale sia esattamente quello che dichiara di essere.