9 Giugno 2026
NewsConfermate nel 2026 le certificazioni BRCGS Global Standard for Agents and Brokers con grado AA+ e IFS Broker con Higher Level 96,97%
Nel 2026 BRCGS (Global Standard For Agents And Brokers) e IFS Broker hanno confermato ad Atlante con il grado e il livello più alto le due principali certificazioni internazionali di sicurezza alimentare per operatori del settore. Il risultato arriva da un audit non annunciato, modalità scelta da Atlante dal 2024, rispetto alla forma annunciata precedente. Il risultato consolida un percorso avviato nel 2018 per scelta volontaria.
«Annunciare un risultato come questo fa sempre piacere, ma quello che rende questo riconoscimento davvero significativo è il percorso che c’è dietro. All’inizio del percorso nel 2018, la scelta di certificarsi GFSI non era una condizione molto presente per chi svolge una attività come la nostra. Farlo non era scontato, mantenerlo ogni anno con audit non annunciati lo è ancora meno. Il grado e il livello più alti conseguiti e mantenuti nel tempo sono un risultato di cui andiamo fieri, perché appartiene a tutta l’organizzazione», dichiara Natasha Linhart, CEO di Atlante.
Il percorso di certificazione: dal 2018 a oggi
Il percorso è partito a dicembre 2018. Nessun cliente lo richiedeva come prerequisito: la direzione ha deciso di strutturarsi per dare riconoscimento verificabile a qualcosa che Atlante già faceva. L’obiettivo non era ottenere una certificazione in sé, ma innescare internamente un processo di miglioramento continuo ed essere ogni anno verificati da un ente indipendente.
«Non basta dire “lo facciamo e abbiamo un sistema”. Ci vuole un ente esterno che venga a validarlo ogni anno», spiega Enrico Santi, Quality Assurance Manager di Atlante.
Il lavoro non si è limitato alla documentazione: ha richiesto un cambiamento reale nella gestione dei processi, nel modo in cui le responsabilità vengono distribuite e tracciate. Nel percorso di avvicinamento al primo audit di certificazione, Atlante ha voluto verificare a che punto fosse il processo di implementazione, mediante un pre-audit svolto da società esterna, dove sono stati messi in evidenza punti positivi e punti da implementare. Oltre un anno di lavoro preparatorio. Il primo audit ufficiale è arrivato a giugno 2020, dopo un rallentamento legato al Covid, e ha portato il grado AA su BRCGS, il massimo previsto dallo standard per l’audit annunciato. Nel 2022 Atlante ha aggiunto la certificazione IFS Broker, e negli anni successivi ha scelto di passare all’audit non annunciato, evidenziato con il simbolo + per la certificazione BRCGS.
I due standard: BRCGS e IFS Broker
Atlante detiene entrambe le certificazioni GFSI principali del settore. I due standard internazionali hanno orientamenti di mercato diversi e si completano: averli entrambi consente di lavorare con clienti e mercati che possono avere una familiarità e un riferimento diversi all’uno o all’altro, facilitando l’inizio di un rapporto commerciale. I due audit si svolgono insieme, con due auditor distinti.
Alcune differenze nel dettaglio dei requisiti comportano la presenza di attività ed evidenze specifiche per ciascuno standard, tra cui la gestione dei fornitori di prodotto, trasporto e deposito certificati o non certificati GFSI, la gestione della frode, la tracciabilità e la gestione del packaging. Entrambi gli standard richiedono processi rigorosi di qualifica e mantenimento dei fornitori mediante procedure, moduli codificati, istruzioni operative e capitolati tecnici.
Un sistema con questo livello di dettaglio viene misurato con continuità attraverso gli audit annuali.
Audit non annunciato: come funziona
Dopo i primi tre anni, Atlante è passata all’audit non annunciato. L’auditor può arrivare in qualsiasi giorno all’interno di un intervallo di 4 mesi. Nessuna finestra di preparazione, nessuna possibilità di attivare il sistema in vista della verifica.
Superarlo richiede che i processi siano mantenuti come standard operativo quotidiano, non preparati in funzione di una scadenza imminente. Ha anche un effetto organizzativo preciso: la corresponsabilità si allarga a tutta l’azienda, con particolare attenzione alle aree coinvolte nella gestione della sicurezza alimentare. Il metodo di lavoro deve reggere indipendentemente da chi è presente e da cosa sta accadendo quel giorno, perché non c’è modo di sapere quando arriverà la verifica.
Il risultato 2026 lo conferma: quanto segnalato dagli auditor si configura sempre di più come un invito al miglioramento di un sistema già consolidato.
Le implicazioni operative per la filiera
La conformità ai requisiti di certificazione ha reso la sicurezza alimentare un metodo strutturato e verificato nel lavoro quotidiano. La verifica interna avviene ogni tre mesi mediante i riesami HACCP trimestrali e il programma degli audit interni su tutti i requisiti; quella dell’ente esterno una volta l’anno sull’intero sistema.
Per ogni fornitore e per ogni prodotto esiste un processo di qualifica e di mantenimento attraverso precisi criteri di sicurezza alimentare: audit, presenza di certificazioni GFSI, questionari di qualifica, gestione della frode, piano dei controlli analitici di prodotto, test di rintracciabilità, di richiamo e ritiro, gestione di reclami e non conformità, panel interni.
Particolare importanza riveste la gestione dei reclami e delle non conformità: la registrazione deve avvenire entro 48 ore e la gestione sino alla chiusura deve essere documentata e comunicata al cliente e al consumatore. Ogni settimana viene svolta una verifica delle segnalazioni aperte; con frequenza trimestrale viene analizzato il trend delle segnalazioni per individuare i punti di miglioramento.
Le visite durante l’anno ai fornitori di prodotto e di stoccaggio sono circa 300, delle quali un centinaio definite dal piano audit ad inizio anno.
Sono solo alcuni esempi di un metodo strutturato di gestione della sicurezza alimentare: ed è proprio la conformità di questo, ai requisiti, che l’ente di certificazione viene a verificare.
Per chi lavora in GDO e gestisce assortimenti di private label, si traduce in una cosa concreta: meno variabili non controllate lungo la filiera.
«La procedura e il sistema di gestione qualità non sostituiscono la competenza e l’esperienza delle persone. Lavorare dentro un metodo condiviso e verificato esalta tutto quello che di buono c’è già nelle singole persone, con il valore aggiunto di un approccio comune», conclude Santi.