17 Novembre 2025
Media & StampaDazi, nuovi mercati e diversificazione: l’intervista del Corriere a Natasha Linhart
In un mercato globale segnato da dazi, instabilità e cambiamenti improvvisi nelle politiche commerciali, comprendere le dinamiche internazionali diventa essenziale per chi lavora ogni giorno nel settore alimentare.
Nell’intervista pubblicata dal Corriere della Sera, la nostra CEO Natasha Linhart offre una lettura chiara e diretta di questo scenario, portando l’esperienza di chi da trent’anni guida Atlante nel commercio internazionale di prodotti alimentari.
«Il nostro settore vive una fase complessa e dinamica. Diversificazione, nuovi mercati asiatici, l’impatto dei dazi e le opportunità che emergono da Paesi più reattivi come Svizzera, UK, Giappone e Corea: è un contesto che richiede attenzione costante, lettura dei rischi e decisioni rapide. Operiamo in un mercato che oscilla di continuo tra instabilità e nuove possibilità.»
L’intervista approfondisce come Atlante stia affrontando questa fase: dallo spostamento dei flussi commerciali verso l’Asia alla gestione delle incertezze generate dagli Stati Uniti, fino al ruolo sempre più strategico di mercati flessibili e ricettivi come quelli europei e orientali.
Uno sguardo concreto su come si costruisce valore in un settore che cambia velocemente, tra complessità, nuove rotte e necessità di diversificare.
«Così stiamo aprendo nuovi mercati»
Linhart, CEO Atlante: «Meno Usa, più Cina e Corea. Cruciale diversificare»
di Rita Querzé – Corriere della Sera, 15 novembre 2015
Se c’è qualcuno che ha il polso di quello che, a causa dei dazi, sta accadendo nel settore alimentare è Natasha Linhart. Trent’anni fa l’imprenditrice ha fondato a Bologna il gruppo Atlante. Oggi continua a esserne la CEO, oltre che azionista di maggioranza. Atlante esporta alimentari italiani e, allo stesso tempo, importa specialità straniere in Italia da una trentina di Paesi: dall’Europa all’Oriente, fino a Brasile, Canada e Messico.
Atlante è, per esempio, il maggiore importatore di yogurt dalla Grecia. Yoghurt che poi vende alle catene della distribuzione già confezionato con il marchio dell’insegna. Stesso discorso per il cioccolato svizzero, per fare un altro esempio.
Quali sono invece i Paesi di approdo per i prodotti italiani?
«In Inghilterra portiamo pasta, pomodoro, olio, aceto balsamico, pesto, grassini, pasta ripiena. Insomma, tutti gli ingredienti base della nostra cucina — risponde Linhart, madre inglese e padre cecoslovacco —. Gli svizzeri apprezzano anche prodotti più ricercati, dalle varietà di aceto balsamico al cioccolato al pistacchio. Oltre che in UK e Svizzera, portiamo prodotti italiani anche in Giappone, Corea, Canada, Sudafrica, Cina.»
E gli Stati Uniti?
«In questo momento abbiamo interrotto il business con gli USA. Tutto troppo complesso e incerto nell’era Trump — dice Linhart —. E non solo sul fronte della domanda. Spesso capita di vendere partite di prodotti e ricevere un pagamento inferiore alla fattura. Così aumenta il contenzioso.»
Come state reagendo alla mancanza del mercato USA?
«Diversificando. L’export verso la Cina non ci crea problemi, per esempio. In generale l’Oriente è un approdo importantissimo: ci sono anche Vietnam, Corea, Giappone. Cerchiamo di capire che cosa succede in giro per il mondo e anticipare le criticità. In questo momento in ogni caso si naviga a vista: anche ai nostri clienti consiglio di non pianificare, non sappiamo cosa accadrà settimana prossima. In ogni caso non rinunciamo a fare crescere il giro d’affari. Nel 2026 puntiamo a un fatturato di 330 milioni.»
A sorpresa USA e Svizzera sembrano aver chiuso un accordo che abbassa i dazi.
«Fino a ieri la situazione era molto preoccupante per i produttori alimentari svizzeri che, non avendo più lo sbocco commerciale oltreoceano, stavano riversando i loro prodotti a basso costo in Europa, a partire dall’Emmenthal» racconta Linhart. «Ora con questo accordo le cose potrebbero riavvicinarsi alla normalità. Ammesso che una normalità esista ancora.»