6 Febbraio 2026
Media & StampaRecupero alimentare e qualità del cibo: il ruolo della filiera
Negli ultimi anni il tema dell’accesso al cibo è tornato al centro del dibattito pubblico, anche in contesti urbani dove le fragilità legate all’alimentazione assumono forme meno visibili ma altrettanto strutturali. Come racconta Avvenire, l’esperienza delle mense sociali a Bologna mostra una trasformazione profonda: non solo risposta al bisogno immediato, ma luoghi in cui qualità nutrizionale, educazione alimentare e attenzione alle persone diventano elementi centrali.
Nel circuito del recupero alimentare, spiega Natasha Linhart, si osserva un cambiamento anche nella tipologia di prodotti destinati alle mense: cresce la presenza di alimenti percepiti come più sani, come yogurt greco, uova e carni bianche, mentre diminuiscono zuccheri e alcol. Un’evoluzione che segnala una maggiore attenzione alla qualità dell’alimentazione anche nei contesti di fragilità.
Il ruolo di Atlante nel recupero alimentare
Per Atlante, il recupero alimentare non è un ambito osservato dall’esterno, ma un’attività strutturata che coinvolge più livelli della filiera. L’azienda collabora da anni con la Fondazione Banco Alimentare, partecipando in modo continuativo alla Colletta Alimentare dal 2015 e affiancando alle giornate di raccolta un lavoro costante di recupero e redistribuzione delle eccedenze.
Accanto alla Colletta, Atlante contribuisce durante l’anno alla donazione di prodotti idonei al consumo, supportando il circuito solidale nella gestione di alimenti selezionati e coerenti con le esigenze delle mense e delle realtà assistenziali. Le attività includono anche il coinvolgimento diretto dei dipendenti attraverso iniziative di volontariato d’impresa e la collaborazione con organizzazioni del territorio impegnate nell’assistenza alimentare.
Un insieme di azioni che permette ad Atlante di operare sul recupero non come intervento episodico, ma come parte di un approccio più ampio alla gestione responsabile del cibo lungo la filiera, dove qualità, continuità e adeguatezza restano elementi centrali anche quando il cibo diventa strumento di supporto sociale.
Le mense combattono l'impoverimento alimentare
di Chiara Pazzaglia – Avvenire , 06 febbraio 2026
Povertà alimentare e alimentazione dei poveri sono temi che si intrecciano, sebbene non coincidano. A Bologna, le mense caritative hanno sviluppato grande competenza e attenzione e anche le mense scolastiche sperimentano ogni giorno le difficoltà di tante famiglie. Filippo Diaco, Presidente del Patronato Acli, racconta come la povertà alimentare non faccia più differenze tra età e ceti sociali.
Un’educatrice dei doposcuola dell’Associazione ha segnalato una bambina di terza elementare che, all’ora della merenda, riempiva lo zaino della frutta avanzata: il pranzo a scuola è il suo unico pasto completo e a casa frutta e verdura fresca non si mangiano quasi mai, se non qualche mela distribuita in parrocchia perché «costano troppo».
Anche durante il giro serale che Acli e Comunità di Sant’Egidio svolgono tra i senzatetto, emerge un cambiamento nell’attenzione verso la qualità del cibo donato. «Cerchiamo di rispettare gusti e credenze religiose», spiega Diaco, «evitando ad esempio salumi e carne di maiale. Alcuni chiedono qualche golosità, come la cioccolata, ma molti ci parlano delle loro patologie: diabete, fegato grasso, ipertensione. Per loro prevediamo alimenti adeguati, su indicazione di un medico volontario».
Quest’estate un senzatetto ha sollevato il tema sulla stampa locale, denunciando la scarsa qualità del cibo ricevuto per strada. Il documentario “I nuovi poveri” del regista Stefano Ferrari, conferma questa sensibilità: «Non vado alla mensa, perché ho problemi di salute e non posso mangiare quelle cose», dice uno degli intervistati. A., iraniano, 72 anni, aggiunge: «Preferisco comprare al supermercato ciò che mi serve: devo stare attento al sale, ai grassi, devo mangiare bene».
Natasha Linhart, fondatrice e Ceo di Atlante, azienda bolognese di import-export alimentare che collabora con il Last Minute Market di Andrea Segrè, parla di una generale tendenza salutista: crescono le vendite di yogurt greco, uova, carni bianche, mentre calano zucchero e alcol. Questo si riflette anche nel cibo recuperato e donato alle mense, oggi più sano e selezionato.
Segrè, nel volume “La spesa nel carrello degli altri” (prefazione del cardinale Zuppi), descrive i vecchi e nuovi poveri come cittadini a basso potere d’acquisto, costretti a spingere carrelli a bassa qualità nutrizionale. Zuppi parla di “impoverimento alimentare”, un fenomeno che amplifica povertà economica, educativa e culturale, rendendo difficile nutrirsi in modo adeguato. Anche le mense caritative si sono adeguate.
Don Andres Bergamini, parroco della Beata Vergine Immacolata, gestisce da quattro anni la mensa MenSana, che tre giorni alla settimana distribuisce pasti sani e bilanciati, anche “speciali”, a una dozzina di persone fragili segnalate dai servizi sociali e con diete prescritte. Con l’aiuto di una religiosa, che è medico, i volontari stilano un menù, valutano cosa ricevono in dono e cosa acquistare e propongono incontri di educazione alimentare, follow-up delle diete e persino corsi di ginnastica dolce. «Si è creata una comunità molto bella, integrata nella parrocchia, che promuove la salute accogliendo le persone», racconta don Bergamini.
Anche Caritas dedica grande attenzione alla qualità del cibo servito nella propria mensa: come ricorda il Vicario episcopale per la carità, don Matteo Prosperini, permettere ai poveri di mangiare bene significa fare prevenzione e contribuire a ridurre i costi della sanità e del sistema di welfare cittadino. «Nelle nostre mense – spiega – ormai la qualità del cibo è scontata e chi viene lo sa. Ma abbiamo introdotto piccole attenzioni come l’acqua gasata o il peperoncino da aggiungere, su suggerimento di Zuppi: sembrano cose superflue, ma danno la misura di quanto cerchiamo di accogliere una persona nella sua interezza, non solo di darle da mangiare. Cerchiamo di far sentire a tutti il calore di casa, anche a chi non l’ha. Cosa non facile, ora che i numeri dei poveri che accedono è aumentato a dismisura e spesso non sono semplici da gestire».