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Hero PlantBased - Le proteine alternative come chiave per un’Europa più sostenibile e accessibile

Le proteine alternative come chiave per un’Europa più sostenibile e accessibile

Negli ultimi anni, l’Europa si è trovata a gestire una delle fasi più complesse per il mercato alimentare, segnata da un’inflazione che ha colpito duramente le proteine animali. Con rincari che hanno toccato il +30% per la carne bovina, il +35% per il pollo e il +42% per quella suina, ci troviamo di fronte non a una semplice oscillazione post-pandemica, ma al sintomo di una fragilità sistemica. Un modello fortemente dipendente dalle importazioni di mangimi, dai costi energetici volatili e sempre più esposto agli effetti del cambiamento climatico.

Secondo un’analisi pubblicata da Reuters, una risposta strutturale potrebbe risiedere nelle proteine alternative. Alimenti a base vegetale, da fermentazione o da carne coltivata non rappresentano solo un’innovazione di prodotto, ma una leva strategica che, se sviluppata su scala, potrebbe mitigare l’inflazione alimentare e supportare gli obiettivi climatici dell’Unione Europea.

Una dipendenza strutturale difficile da sostenere

Attualmente, l’UE importa circa due terzi delle proteine necessarie all’alimentazione del bestiame. Il dato sulla soia è emblematico: il 96% di quella consumata in Europa proviene da Stati Uniti e Sud America. Questa dipendenza espone la supply chain continentale a una duplice vulnerabilità: economica, legata alla fluttuazione dei mercati globali, e ambientale, considerando l’impatto della deforestazione e della logistica. A ciò si aggiunge il peso delle emissioni: l’allevamento intensivo contribuisce in modo rilevante all’impronta carbonica dell’UE. Rendere la produzione alimentare europea più sostenibile significa quindi intervenire sull’intera architettura produttiva, diversificando le fonti.

Il potenziale delle proteine alternative: resilienza e nuove filiere

Le proteine alternative si configurano come uno degli strumenti più efficaci per costruire un modello agroalimentare resiliente. Stabilizzando i prezzi grazie a una minore dipendenza dai mangimi globali, queste soluzioni aprono la strada a nuove filiere locali. La valorizzazione di colture europee a uso umano — come piselli, ceci e lupini — oggi marginali rispetto alla produzione destinata alla mangimistica, rappresenta un’opportunità concreta.

È una visione che in Atlante condividiamo e perseguiamo da tempo. Crediamo che la transizione proteica non debba essere una nicchia, ma una realtà accessibile a tutti. Per questo, da anni investiamo nel segmento plant-based con brand come Vegamo e Benesse, portando sugli scaffali della GDO alternative alla carne e ai latticini a base di fonti proteiche diversificate che rispondono alla domanda di prodotti gustosi, accessibili e a base vegetale.

Un motore economico per l’Europa

L’adozione su larga scala delle proteine alternative genererebbe un impatto economico tangibile. In Germania, le stime indicano che il settore potrebbe generare fino a 35 miliardi di euro di export entro il 2045, con un valore aggiunto a livello europeo superiore ai 65 miliardi. Numeri che delineano un’opportunità di crescita industriale coerente con il Green Deal, riducendo l’esposizione del mercato alimentare alle crisi geopolitiche.

Dalla sfida all’opportunità: superare gli ostacoli

Nonostante il potenziale, la strada presenta ancora delle sfide. Resistenze culturali, mancanza di incentivi strutturali per la riconversione agricola e una burocrazia complessa sui novel foods rallentano la scalabilità rispetto ai competitor internazionali. Come evidenzia l’analisi di Reuters, la chiave non è solo tecnologica, ma sistemica. Servono politiche che supportino gli agricoltori nella diversificazione e un quadro normativo che favorisca l’innovazione.

Il passaggio a una dieta più vegetale e a una produzione diversificata è una strategia di resilienza economica. Un modello in cui la coesistenza di allevamento sostenibile e proteine alternative diventa garanzia di stabilità, valore e sicurezza per l’intera filiera.