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Come cambiano gli assortimenti nel food retail

Le logiche assortimentali della distribuzione moderna si stanno ridisegnando. Alcune categorie consolidano la propria presenza, altre stanno cambiando ruolo e peso a scaffale, portando i buyer a rivedere criteri che fino a poco tempo fa sembravano dati per acquisiti. Natasha Linhart, CEO di Atlante, ha affrontato questi temi in un’intervista a GDOWeek, con un focus su categorie, servizio e private label.

Categorie che cambiano ruolo

Le specialità greche sono uno degli esempi più leggibili di questa evoluzione. Yogurt greco, feta e salse tradizionali presidiano momenti di consumo diversi, si estendono al food service e generano rotazione costante. La continuità di fornitura e la gestione della filiera diventano in questo contesto fattori determinanti per il retail, non elementi di contorno. Le estensioni verso skyr e kefir allargano il perimetro della categoria, portando dentro la domanda di funzionalità e benessere quotidiano.

Anche il dairy si muove su confini meno netti. Cathedral City affianca al cheddar referenze plant-based, rendendo la proposta a scaffale più chiara per il buyer senza frammentare la logica di categoria.

Il servizio come leva concreta

«Il servizio è la capacità che ha il prodotto di semplificare la vita al consumatore e al distributore», spiega Giovanna Chiarini, Direttore Commerciale Italia di Atlante. Una definizione che si traduce in scelte operative precise: il formato twin pack per la feta, pensato per la conservazione domestica; il formato da 1 kg a base quadrata, che ottimizza lo spazio in frigo e semplifica la logistica per il retailer; claim chiari su intolleranze, valori nutrizionali e utilizzo, che riducono l’attrito nel momento d’acquisto. Questi elementi costruiscono quella che Atlante chiama “argomentazione di vendita”: ciò che permette al prodotto di emergere senza dipendere dalla posizione a scaffale.

Plant-based: integrazione nell’assortimento ordinario

«Il plant-based diventa sempre più trasversale, cresce l’attenzione verso prodotti legati al benessere e si rafforza la domanda di categorie riconoscibili, con un’identità forte», osserva Natasha Linhart. Per Atlante questo si declina su due direttrici: Vegamo per il consumo quotidiano, Benesse per il segmento funzionale e barista. Sul fronte dell’innovazione, l’azienda lavora su trend globali come matcha e porridge ready to eat con un’attenzione diretta alla velocità di ingresso sul mercato.

Snack, bakery e ready-to-eat completano il quadro, categorie ad alta rotazione che lavorano su occasioni di consumo rapide e sempre più centrali nelle abitudini d’acquisto.

Private label e sviluppo internazionale

Il 65% dell’attività di Atlante si concentra sulla private label, oggi orientata in modo crescente verso l’innovazione di ricetta e formato: riduzione degli zuccheri, miglioramento degli ingredienti, nuove soluzioni come la feta spalmabile. Vitto porta questa logica sui mercati internazionali, come brand italiano costruito per il retail globale. Biovia estende il perimetro verso il biologico, con un posizionamento inizialmente orientato ai mercati europei.

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