Allarme Feta: Il Vaiolo Ovino Mette A Rischio Le Forniture Di Formaggio Greco - Atlante
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Allarme Feta: il vaiolo ovino mette a rischio le forniture di formaggio greco

L’epidemia di vaiolo ovino e caprino che sta colpendo la Grecia sta mettendo sotto pressione la filiera della feta, con effetti potenzialmente rilevanti sulla produzione e sulle forniture destinate al mercato europeo. La riduzione dei capi e le misure sanitarie adottate nelle aree colpite stanno incidendo sulla disponibilità di latte ovino e caprino, aprendo scenari di tensione lungo l’intera catena di approvvigionamento, in un contesto già segnato da fragilità strutturali e forte dipendenza dalle aree di origine.

Il tema è stato affrontato anche da Il Sole 24 Ore, che in un recente approfondimento ha analizzato le possibili conseguenze dell’emergenza sanitaria sul comparto lattiero-caseario greco e sulle dinamiche di mercato della feta a livello internazionale, evidenziando i rischi legati alla continuità delle forniture e all’evoluzione dei prezzi nel medio periodo.

Su questo scenario interviene Giovanna Chiarini, Direttore Commerciale Italia di Atlante, che sottolinea come l’impatto dell’epidemia non sia solo una variabile congiunturale ma un fattore da leggere in chiave di filiera:
«Non si tratta di un fenomeno isolato o temporaneo. Quando un evento sanitario colpisce in modo strutturale la base produttiva, le conseguenze si riflettono sull’intero sistema, dalla disponibilità della materia prima fino agli equilibri tra produzione, export e retail. È uno scenario che richiede monitoraggio costante, conoscenza diretta delle origini e capacità di lavorare in anticipo sugli approvvigionamenti».

Allarme Feta: il vaiolo ovino mette a rischio le forniture di formaggio greco

di Silvia Marzialetti Il Sole 24 ore, 30 gennaio 2026 | Articolo Online

Interruzioni di stock e carenze temporanee sui mercati esteri: il 2026 sarà un anno critico per la supply chain della feta, a causa di una epidemia di vaiolo ovino e caprino che si è diffusa in Grecia e che ha determinato un abbattimento di circa mezzo milione di pecore e capre, con una diretta ripercussione sulla quantità di latte disponibile per la trasformazione della Dop.

Il primo caso di vaiolo risale al 2024 e da allora è stata una escalation. Il protocollo prevede l’abbattimento di tutte le mandrie in cui sia segnalato un episodio: si è arrivati ad eliminare il 5% del totale del bestiame nazionale.

Secondo quanto riferito da Assolatte a Il Sole 24 Ore è a rischio un settore da 700-750 mila tonnellate di latte ovino e 160-180 mila tonnellate di latte caprino che, insieme, sostengono una produzione casearia annua di 200-230 mila tonnellate e da cui dipende un export caseario di quasi 1 miliardo di euro (977 milioni di euro nel 2024). All’interno di questa quota l’80% (valore 786 milioni di euro) è occupato dalla Feta, formaggio di grande successo, che continua a scalare le classifiche dei consumi (tra gennaio e ottobre 2025 l’import in Italia è cresciuto del 40%).

Pericolo speculazione su prezzi e falsi

L’oro bianco degli Dei – 97 mila tonnellate prodotte l’anno – potrebbe subire anche un aumento dei prezzi al dettaglio e all’ingrosso. A definire questo scenario è Atlante, azienda specializzata nei prodotti ellenici, che vende con i brand Kionas e Pavlakis e rifornisce molte private label (2mila tonnellate l’anno di import, un quarto del mercato retail). «Al momento non si registrano ancora disagi sull’import, ma l’incertezza dei volumi sta scatenando una corsa all’accaparramento del latte – spiega Giovanna Chiarini, direttore commerciale Italia – con una forte ripercussione sui prezzi». Gli importatori sono in allerta anche per quanto riguarda il rischio frode: «Temiamo che i produttori possano ricorrere a latte estero, o a latte vaccino Ue, che al momento vende sottocosto», prosegue Chiarini.

Scontro allevatori-Governo

Nel Paese ellenico, intanto, si consuma lo scontro tra allevatori e Governo, con i primi che lamentano eccessivi ritardi nella gestione dell’emergenza e l’Esecutivo che stigmatizza le scarse condizioni igieniche in cui opererebbero le società agricole. «Siamo disperati, sentiamo di non avere un futuro, abbiamo perso tutti i nostri animali», ha dichiarato alla radio svizzera un allevatore della regione della Macedonia. Ma l’aspetto che più preoccupa – e che potrebbe determinare il punto di non ritorno – è il braccio di ferro sui vaccini, invocati dagli agricoltori e dal governatore della Tessaglia – regione ad alta concentrazione di bestiame – per contenere il virus, ma esclusi categoricamente dal Governo. Una offerta di stock è arrivata anche dal commissario Ue per la Salute e il benessere degli animali, Olivér Várhelyi, ma il Governo ellenico ha ribadito un secco no. «Accettarlo – ha riferito davanti al Parlamento ellenico il vice-ministro dell’Agricoltura, Christos Kellas – equivarrebbe a sdoganare la Grecia come Paese in cui il vaiolo è endemico e quindi a comprometterne lo status di esportatore».

Il rischio contagio

La malattia – di tipo virale – si trasmette soprattutto per via aerea e non è pericolosa per l’uomo (quindi nessun rischio nemmeno nel mangiare la feta) ma, come naturale, ci si interroga. In Italia corriamo dei rischi? «Ovviamente corriamo dei rischi per i nostri ovini», risponde a Il Sole 24 Ore Giovanni Filippini, Commissario straordinario alla Peste Suina Africana e direttore generale della Salute animale presso il ministero della Salute. «Proprio per questo disponiamo di un sistema di controlli negli scambi intra-comunitari», aggiunge. «Siamo l’unico paese europeo ad avere specifici uffici veterinari (Uvac) che gestiscono controlli e tracciabilità sugli animali vivi e sui prodotti di origine animale provenienti dai Paesi membri: abbiamo attivato sistemi di sorveglianza ovunque sul territorio».

In Grecia intanto tensioni politiche e sociali hanno causato scioperi e manifestazioni, con blocchi stradali che rallentano la circolazione e impattano sulla logistica, in particolare sui ritiri e sulle consegne del latte. «Se la situazione persiste – affermano da Atlante – sarà necessario un rafforzamento della pianificazione e della gestione degli stock di sicurezza per ridurre i disagi produttivi e logistici».