16 Marzo 2026
NewsThe Year of Abundance: anteprima privata all’Ambasciata d’Italia a Londra
La scorsa settimana Atlante ha ospitato una proiezione privata del suo primo documentario, The Year of Abundance, presso l’Ambasciata d’Italia a Londra.
La serata ha riunito produttori, partner e professionisti del settore alimentare per celebrare la cultura del cibo italiano e riflettere sul raccolto 2025, che ha registrato risultati particolarmente positivi per categorie chiave come vino, olio d’oliva e grano duro.
Non è stata solo una première, ma un momento per riconoscere il valore delle persone e delle relazioni che stanno dietro a questi prodotti, e per aprire una riflessione su come costruire filiere più solide nel tempo.
Una serata tra filiera e relazioni
Tra gli ospiti, il Vice Ambasciatore d’Italia nel Regno Unito, Riccardo Smimmo, insieme ai produttori coinvolti nel documentario e a diversi partner della filiera.
La serata ha messo insieme voci diverse – agricoltori, produttori, retailer e decision maker – unite da un ruolo concreto nel portare il cibo italiano dal campo alla tavola.
Gli ospiti hanno inoltre potuto degustare alcuni dei prodotti raccontati nel film, tra vini regionali, oli e derivati del grano, creando un collegamento diretto con le storie viste sullo schermo.
Il documentario: The Year of Abundance
Al centro della serata, la prima proiezione di The Year of Abundance, primo progetto documentaristico di Atlante.
Diretto da Natasha Olive e presentato dal botanico e divulgatore scientifico James Wong, il film racconta il raccolto 2025 attraverso un viaggio tra vigneti, uliveti e mulini.
Il documentario mette in evidenza paesaggi, competenze e pratiche produttive che definiscono il sistema alimentare italiano, insieme alle persone che lo sostengono ogni giorno.
Ripercorrendo l’esperienza, la regista sottolinea: “Viaggiando in Italia e incontrando i produttori di vino, olio e grano duro, una cosa emerge sopra tutte: la passione. Una cura profonda per qualità, origine e tradizioni tramandate nel tempo. La speranza è che tra cinquant’anni si possano ancora raccontare queste stesse storie.”
Il progetto è stato reso possibile grazie alla collaborazione dei produttori coinvolti. Come spiega l’executive producer e CMO Atlante, Elisa Tura: “Il cibo non riguarda mai solo il prodotto finale. Riguarda le persone, le competenze e le relazioni che lo rendono possibile in ogni fase del percorso. Questo documentario nasce per raccontare un anno eccezionale per l’agricoltura italiana e il valore che si genera lungo tutta la filiera.”
Il contesto: un anno di abbondanza
Negli ultimi anni, il sistema alimentare globale ha affrontato una crescente instabilità, tra pressioni climatiche, tensioni geopolitiche e discontinuità della supply chain.
In questo scenario, il raccolto 2025 si distingue come un caso rilevante per alcune produzioni italiane.
Durante la serata, la CEO di Atlante, Natasha Linhart, ha commentato: “Il 2025 è stato un anno straordinario per l’agricoltura italiana. Un anno di abbondanza che ci ha portati a fermarci, osservare cosa è accaduto lungo la filiera e riflettere su come questo valore debba essere interpretato, senza ridurlo a una semplice questione di prezzo.”
Il paradosso dell’abbondanza
L’abbondanza porta con sé anche complessità.
Un aumento della produzione può generare pressione lungo la filiera, riducendo sistemi articolati a una logica di costo.
Allo stesso tempo, apre uno spazio di riflessione: su come il valore viene costruito e su come può essere mantenuto.
Dai produttori agricoli ai trasformatori, fino a distributori e retailer, ogni attore ha un ruolo nel preservare qualità, competenze e continuità delle filiere.
Guardando avanti
The Year of Abundance pone una domanda chiara: come utilizzare un momento positivo per rafforzare la resilienza futura?
La serata all’Ambasciata ha evidenziato un punto: il futuro del sistema alimentare dipende dalla collaborazione, non solo nei momenti di difficoltà, ma anche quando le condizioni sono favorevoli.
Per Atlante, questo progetto rappresenta sia una lettura del presente sia un invito a riconoscere il valore reale dei prodotti e delle filiere che li rendono possibili.

















